Il Vino Casavecchia

Immaginate un vino dal profumo intenso e persistente, un sapore secco, morbido, dal sentore di sottobosco, liquirizia e carrube essiccata, dal gusto antico. Non mancheranno gli aggettivi per descrivere questo gioiello autoctono dei monti Trebulani, la cui storia aleggia tra leggenda e mistero. Luigi Veronelli in “L’Italia piacevole” così lo descrive: “Dai vignaioli di Castel di Sasso un bel vino di autonomo nome: Casavecchia. Completo e armonico di bel colore, desideroso di razza, se la merita”.

Non a caso questo rosso può vantare alcuni riconoscimenti: “Tre BicchieriGambero Rosso, “5 grappoli” dell’Associazione Italiana Sommelier e “Super Tre Stelle” per la guida Veronelli.
I contadini del luogo raccontano di un vecchio rudere situato nella masseria “Ciesi” di Pontelatone, lungo la via Latina che collegava Capua ad Alife.
Presso questo rudere, tal Scirocco Prisco, vissuto a Pontelatone tra il 1875 e il 1962, trovò verso la fine del XIX secolo la prima vite di Casavecchia. Cominciò a riprodurla per propaggine e da Pontelatone si diffuse nei comuni di Castel di Sasso, Liberi, Formicola, fino a Piana di Monte Verna, Ruviano e Castel Campagnano.
Fu chiamata l’uva “e chella casa vecchia”, da cui Casavecchia. Una seconda tradizione vuole per il vino Casavecchia un’origine millenaria: si tratta cioè dell’uva del vino Trebulanum, bevuto dai legionari romani e menzionato da Plinio il Vecchio nel XIV libro della Naturalis Historia.
Pare che il Trebulanum provenisse da Trebula Balliensis, l’odierna Treglia, che sia sopravvissuto all’epidemia di oidio del 1851 per poi essere rinvenuto alla fine del XIX secolo. Il Casavecchia di Pontelatone, rosso e riserva, col D.M. dell’8 novembre 2011, è stato riconosciuto nel disciplinare DOC. In seguito al decreto del 17 luglio 2002 è stato iscritto, inoltre, nel catalogo nazionale della Varietà dei vini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Il frutto di questo vitigno, vendemmiato a partire dalla seconda decade di ottobre, si presta al lungo invecchiamento, conservando una solida ed elegante struttura tannica. Presenta, inoltre, un forte legame territoriale, con scarsa adattabilità a terreni di altre aree. La vinificazione richiede fermentazione a temperatura controllata in acciaio; il vino matura dodici mesi in botti di rovere nuove di primo passaggio, successivamente la stagionatura continua in bottiglia.

Vigneto - Vino CasavecchiaIl vino Casavecchia, a gradazione alcolica 13,5%, ha un intenso colore rubino con unghia violacea. Il corpo è estremamente complesso con tramatura intensa, al naso profumato di giuggiole, piccoli frutti rossi e note speziate; si apre con lentezza sul palato, facendo emergere sentori di sottobosco, ribes, mirtilli, mora, prugna, ciliegia, erba e spezie, intrisi con fragranze di rosa canina e violetta.
All’esame gustativo risulta molto equilibrato con ottima rispondenza gusto-olfattiva, la persistenza è lunga e ammandorlata con ritorno di cioccolato, caffè e pepe nero. L’approfondito studio, basato sull’analisi morfologica della vite e sull’indagine genetica del DNA, è stato coordinato dal prof. Maurizio Boselli, ordinario di viticultura presso l’Università di Firenze, in collaborazione con la Facoltà di Agraria di Portici (Università di Napoli Federico II) e con il Settore di Sperimentazione Agricola della Regione Campania (SeSIRCA).

Il vino Casavecchia si accompagna a piatti molto complessi, ricchi di gusto e di buona consistenza, come ragù di cinghiale, capretto al sugo, brasati, bolliti di manzo, costate di maiale alla brace, formaggi stagionati. Anno dopo anno, sul territorio sono nate diverse aziende che hanno scommesso e investito sulla tradizione, sul vitigno storico, con piccole produzioni e impianti moderni. Queste riescono a ottimizzare il lavoro e si affacciano a mercati aperti a chi sa riconoscere un prodotto di qualità che non passerà sicuramente inosservato.