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A cura di Mario L. Capobianco

 

 

Da tanto tempo mi affaccio dalle cime del Matese sulla pianura sottostante e, portando lo sguardo al di là del fiume Volturno, mi ha sempre colpito il profilo della magnifica catena del Monte Maggiore.
Più volte ho desiderato raggiungere la sua vetta più alta ma non lo avevo mai fatto.
Devo ringraziare il mio amico Sisto Bucci che, in fase di realizzazione della Guida Turistica del Medio Volturno, mi ha invitato a un sopralluogo.
L’appuntamento è di buon mattino di una luminosa giornata di primavera, con l’auto ci portiamo nel comune di Pietramelara, ai piedi del Monte Maggiore.
Imboccata una strada secondaria interna arriviamo a Rocchetta e Croce, nella piazzetta del piccolo centro, costringo Sisto a offrirmi la colazione. C’è un bel bar, proprio di fronte al Comune, sembra più un club della Juve, il barista è gentile e il caffè è buono. Soddisfatta la mia necessità, risaliamo in macchina e raggiungiamo la frazione Croce.

L’inizio del sentiero si trova in una piccola piazzetta dove si può parcheggiare l’auto, una fontanella d’acqua fresca e un cartello che descrive l’itinerario, ne segnalano l’imbocco. Siamo a 575 metri slm. Dopo pochi metri incontriamo una vecchia chiesa e, tra muretti a secco e un agevole sentiero lastricato in pietra, iniziamo a salire lungo la Via Crucis. Ogni tanto si presenta davanti a noi qualche tratto di pendenza più accentuato ma i gradoni costruiti con paletti e pietre a secco aiutano molto il nostro cammino.
Alla nona stazione, segnata da una croce, facciamo una deviazione che ci porta, dopo pochi metri, alla grotta di San Michele (m 785).

Ritornando sui nostri passi e riprendendo il sentiero principale, dopo vari tornanti e punti di sosta ben attrezzati con panchine, intravediamo tra gli alberi due enormi rocce che si stagliano verso l’azzurro del cielo; sono le falesie che sovrastano il Santuario di San Salvatore, attrezzate per l’arrampicata sportiva. I click delle nostre fotocamere si intensificano e fanno da colonna sonora all’avvicinamento al piccolo eremo.
Il Santuario è posto su di uno sperone di roccia a strapiombo (m 857). La chiesetta e il cortiletto sono luoghi dove veramente si percepisce serenità e pace.
Firmiamo il registro dei visitatori sulla piccola finestra, fotografiamo, ammiriamo e uscendo all’esterno, Sisto non resiste a tirare la corda per sentire qualche rintocco della campanella.

Riprendiamo il nostro cammino per raggiungere l’eremo di Fradejanne.

Il percorso che si snoda a mezza costa con un continuo sguardo panoramico sul Monte di Giano e la vallata sottostante, è caratterizzato da un tracciato che alterna tratti in terra battuta con tratti di vari tipologie di roccia, con due punti panoramici naturali che, in condizioni di tempo sereno, consentono una vista sulle isole partenopee.

Dopo circa un chilometro e 35 minuti di cammino, incontriamo la deviazione che porta al Pizzo San Salvatore, la cima più alta della catena. Ci rendiamo subito conto che il percorso è molto difficile e riservato a escursionisti esperti, ma noi lo siamo. Affrontiamo il primo tratto con una pendenza alquanto impegnativa e dopo averlo superato ci incamminiamo sulla dorsale con continui tratti di discesa e risalita molto impegnativi. In alcuni punti ci si arrampica utilizzando anche le braccia.
Tutto il percorso è ben segnalato.

Quando arriviamo ad una grande croce, riteniamo di aver raggiunto finalmente la cima, ma non è così! Siamo solo a quota 1011 metri. Davanti a noi si presenta, in direzione E-NE il vero Pizzo San Salvatore con alle spalle il Massiccio del Matese.
Una breve sosta per bere e consumare una piccola colazione, non prima di aver effettuato numerosi scatti con le nostre fotocamere, e via in discesa e poi in risalita sempre sulle rocce con strapiombo sia a destra che a sinistra, per circa 700 metri, fino a conquistare la vetta principale della catena del Monte Maggiore con i suoi 1037 metri di altitudine. Un paesaggio a 360 gradi, dalle maestose cime del Monte Miletto e de La Gallinola, al Golfo di Napoli, con il Vesuvio, Capri, Ischia… fino al golfo di Gaeta con le isole Pontine.
Raggiungere questa cima è faticoso e difficile, ma molto emozionante.

Riprendiamo al contrario il saliscendi per ritornare sul sentiero principale che ci porterà all’eremo di Fradejanne. Impieghiamo circa un’ora e mezza. A metà di questo tratto incrociamo un’altra falesia attrezzata per l’arrampicata sportiva. Alle spalle della graziosa chiesetta ci si affaccia sulla piana di Pietramelara, sulla pianura del Medio Volturno e, in lontananza, si scorgono le inconfondibili vette del Matese.

Pieni di soddisfazione, riprendiamo il sentiero che ci riporta al punto di partenza.
Controllo il mio Garmin che mi dice che l’escursione è durata complessivamente 7 ore, con 3 ore e mezza di cammino effettivo e altrettante di sosta, abbiamo percorso circa 9 km con un dislivello di 450 metri senza tener conto dei saliscendi.

Un bel sentiero di trekking che assolutamente consiglio agli escursionisti più esperti.