Trebula Balliensis: La “Pompei” dei Monti Trebulani

 

 

Testo a cura di Letizia De Crosta

 

 

Protetto dai rilievi dei Monti Trebulani, il comune di Pontelatone racchiude un territorio ricco di storia. Sorge come centro fortificato intorno al X secolo, in seguito alle incursioni dei saraceni, come testimonia il poderoso mastio a pianta circolare e la cinta muraria che chiude il borgo antico.
E’ però la sua frazione, Treglia, a custodire le tracce di una storia ancora più antica: qui scorgiamo “Trebula Balliensis“!

Data la sua posizione strategica, a controllo di un passaggio che collegava Capua ad Alife, ha attratto gruppi di genti a partire dal IX secolo a.C., osco-sanniti, poi romani. Il territorio trebulano è celebre per la sua fertilità sin dall’antichità; Plinio il Vecchio, agli inizi del I secolo d.C., lo vanta per la bontà del vino.

L’abitato antico si estendeva a Nord-est di quello moderno di Treglia, articolandosi in due nuclei: l’acropoli (o rocca), sul colle Monticelli (477 m) e il sottostante abitato sannitico-romano sul pianoro denominato “La Corte”. Il sito archeologico, racchiuso in una splendida cornice paesaggistica e ambientale, conserva monumentali tracce delle civiltà che l’occuparono.
Tra le evidenze archeologiche più interessanti, spiccano la cinta muraria con la porta megalitica e le terme romane.

La Cinta Muraria e la Porta Megalitica

L’area insediativa di Trebula era delimitata da un possente circuito difensivo lungo circa 1.800 metri e realizzato in opera poligonale, con grandi blocchi di calcare locale. Il Colle Monticelli, per la sua posizione strategica, rappresentava il settore militarizzato. Il pianoro della Corte fu sede dell’abitato sannitico-romano.
Sul versante occidentale è stata portata alla luce un’imponente porta megalitica, il cui varco doveva essere protetto da un grande bastione. Lungo la cinta muraria sono stati individuati ulteriori varchi d’accesso, di minore monumentalità. L’intera cinta può essere ricondotta alla fine del IV secolo a.C.

 

Le Terme Romane

Le terme romane che diedero alla città la denominazione Balliensis, furono rinvenute agli inizi degli anni ‘70, quando fu costruita la strada forestale che conduce da Treglia al pianoro delle Campole.
Gli ambienti identificati sono:

  • il grande apoditeryon centrale, spogliatoio e luogo d’incontro;
  • il frigidarium, ambiente rivestito ancora dei marmi originari, utilizzato per il bagno freddo;
  • il calidarium, ambiente riservato al bagno caldo, con le condotte dell’aria calda in terracotta che rivestivano le sue pareti e con i pavimenti retti da pilastrini di terracotta che permettevano il sottopassaggio dell’aria calda (suspensurae).

Il complesso oggi visibile, che vide più fasi di realizzazione, risalirebbe all’epoca tardo-imperiale.

 

Il Castellum Aquae

L’acquedotto che alimentava la città captava l’acqua dalle sorgenti poste alle pendici del Monte Friento. Le due sorgenti in questione sono attive ancora oggi. L’acquedotto, scendendo lungo il pendio della montagna si dirigeva verso la città, dove trovava il suo punto d’ingresso presso l’attuale Ponte Tora. Qui, infatti, sono visibili i resti di una struttura in opera laterizia che era, probabilmente, il Castellum Aquae, ossia un serbatoio d’acqua.

Un’interessante tappa sarà la visita al “Centro-Studi sull’Insediamento Campano-Sannitico di Trebula”,
con sede a Treglia. Qui sarà possibile ammirare la mostra sulle attività di volontariato e sui laboratori che hanno svolto diversi licei. I volontari del “Gruppo Archeologico Trebula Balliensis” organizzano visite guidate alla scoperta non solo delle bellezze archeologiche, ma anche gastronomiche e naturalistiche del luogo.

I meno appassionati di storia e archeologia troveranno entusiasmanti gli appuntamenti che, ogni anno, animano le “Notti  Trebulane” con visite guidate in costume, spettacoli, giochi e degustazioni… capaci di far rivivere l’arte e i sapori dell’antica città.