Puoi trovare questo contenuto nella Guida Turistica del Medio Volturno edizione 2016,alle pagine 52 - 55

Molto spesso, visitando diverse località, siano esse città o campagne, affollate o poco abitate, capita di scoprire tantissime curiosità e storie avvincenti, quelle che ogni terra custodisce e che ogni visitatore ricorderà con piacere. E’ straordinario accorgersi di come ciò che ci circonda e che crediamo di conoscere bene si riveli in realtà una grande sorpresa… e il Medio Volturno non disattende i suoi ospiti neanche da questo punto di vista!

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Chi ha avuto l’opportunità di visitare questa accogliente terra, ha potuto ammirare meravigliosi scorci panoramici, gustare le specialità enogastronomiche e scoprire le tante eccellenze locali. Tra queste ultime, gli allevamenti di maiali! Ops… in realtà non dovremmo chiamarli maiali! Perché quello che andremo a scoprire, in effetti, non sono allevamenti di suini comuni, ma di un tipo che potremmo definire “nobile”.

Eh si, che lo si chiami Pelatella o Suino Nero Casertano, si parla sempre di un particolare suino dalle diverse peculiarità che lo contraddistinguono da tutti gli altri. Queste straordinarie creature suscitano simpatia e curiosità già solo ad osservarle. Ad un primo sguardo,  si intuisce facilmente che la denominazione Pelatella sia da attribuire al fatto che questo suino non presenta fitte setole, ma solo qualche rado ciuffetto, in particolare sul collo e sulla testa, e si può osservare quindi la cute di colore nero o grigio-ardesia. Ancora più curioso è notare la presenza, nella maggior parte degli esemplari, di due appendici al di sotto delle grandi orecchie. Gli esperti li chiamano bargigli o tèttole, più volgarmente sono note come sciucquaglie, che nel dialetto locale indicano gli orecchini. Non si conosce la loro possibile funzione fisiologica, ma sicuramente conferiscono agli esemplari maggiore simpatia.

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Il Suino Casertano predilige un allevamento del tipo semibrado. Questa tecnica permette ai suini di avere dei ripari attrezzati per l’alimentazione, il riposo e il parto; allo stesso tempo, possono muoversi liberamente su una vasta superficie di terreno e sono liberi di grufolare nei boschi di castagno o di querce, alla ricerca di ghiande, castagne e altri frutti sparsi nel sottobosco, che trovano anche grazie al loro infallibile olfatto. Probabilmente questa particolare attitudine ha determinato la caratteristica conformazione del grugno, più lungo e sottile a differenza delle altre razze.

Che si tratti di un suino rustico lo si intuisce anche dalle dichiarazioni di cui abbiamo testimonianza scritta, risalenti alla fine del Settecento. Lord Westen, nobiluomo inglese che acquistò dei verri casertani per portarli in Inghilterra per migliorare le razze locali, affermò che il suino casertano era molto apprezzato per la sua propensione “[…] ad ingrassare con piccolissima quantità di foraggi non avendo l’uguale”. Il Pelatello, infatti, nonostante sia di costituzione piccola, è un animale molto grasso, caratteristica che deriverebbe dalla necessità di proteggersi dal freddo, essendo allevato da sempre all’aperto. Ne deriva un tipo di marezzatura, cioè di strato di grasso (nobile nel nostro caso) che si va a depositare nelle masse muscolari, che conferisce alla carne maggiore tenerezza e un sapore particolare, più gustoso e ricco, diverso da quello del maiale comune.

Complessivamente non ci sono molti capi di suino casertano, proprio perché essendo di piccola taglia, la scrofa, che d’altronde ha anche un forte istinto materno, riesce a dare alla luce solo dai 3 ai 6 suinetti per parto, a differenza dei 12-14 di una scrofa comune.

Oggi, gli allevamenti di Pelatella non sono numerosi. Il Baldassare, studioso ed esperto di razze animali, riferisce che durante l’800 il numero dei capi allevati era alto. Durante gli anni ’60 del secolo scorso, l’importazione di capi di maiale comune dal nord Europa, più economici in termini di costi di mantenimento, ha causato un calo demografico del Nero Casertana. Il loro numero solo di recente è stato incrementato di nuovo, grazie ad un importante lavoro che gli allevatori e le associazioni dedicate stanno facendo dalla fine degli anni ’90, seguendo un attento programma di conservazione e selezione, così da scongiurare la presenza di esemplari ibridi o meticci. Chiaramente questo determina un più alto valore economico di questi capi, ma l’eccezionale qualità della carne che si ricava vale tutta la spesa.

Oggi il Suino Casertano non è una razza, ma è noto come TGAA (Tipo Genetico Autoctono Antico), probabilmente discendente dal maiale nero allevato dagli antichi romani. Esemplari con caratteristiche simili al Nero Casertano ricorrono nelle raffigurazioni di Ercolano, Pompei e Capua. Considerato dai più un animale umile, il Nero Casertano ci svela una realtà diversa da ciò che si potrebbe credere. L’autore latino Plinio scriveva che il maiale è l’unico tra tutti gli animali da cui “si ricava […] abbondante materiale per la ghiottoneria […] la carne di maiale ha quasi cinquanta sapori diversi, tutti gli altri invece ne hanno uno solo”. Se tutto questo è riferito al maiale comune, vale ancor di più per il Suino Casertano che, come abbiamo visto, ha caratteristiche molto diverse dai suoi simili e dal Nero del tipo calabrese o dei nebrodi, rappresentando una vera risorsa del territorio del Medio Volturno, da tutelare e, soprattutto, valorizzare.

Il nostro Pelatello è, infatti, un vero e proprio “salvadanaio”, non solo di gusto e sapore, ma soprattutto di qualità.

Si ringraziano, per la preziosa collaborazione, gli allevamenti AMICO BIO e L’APE E IL GIRASOLE

 

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