La Campania è una regione ricca di meraviglie, dove la storia ha lasciato un’eredità fatta di bellezze veramente invidiabili. Tra le destinazioni più singolari e affascinanti che è possibile ricordare, c’è la città che le fonti storiche ricordano seconda solo a Roma e perciò denominata “altera Roma”: l’antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere.

Qui Osci, Etruschi e Sanniti posero le basi per la nascita di un grande centro politico che, con la sua cultura, le arti e il commercio riuscì ad ammaliare anche gli imperatori romani, che finanziarono grandi opere pubbliche, come quelle dedicate agli spettacoli. È noto che l’antica Capua conobbe due grandi edifici; non è un caso, quindi, che proprio qui troviamo la grande scuola dei gladiatori.

La prima arena fu innalzata tra il II e I secolo a.C. ed è l’edificio che vide combattere Spartaco, lo schiavo di origine tracia che divenne gladiatore, e la famosa rivolta degli schiavi del 73 a.C. Di questo edificio sono visibili ancora poche tracce presso l’ingresso dell’area archeologica che si trova nella moderna Piazza I Ottobre. A pochi metri di distanza dall’antica arena si trova il “secondo anfiteatro più grande d’Italia” (il primo ovviamente è il Colosseo), realizzato alla fine del I secolo d.C. Nonostante il trascorrere dei secoli, le spoliazioni e i danni atmosferici, questo edificio rimane l’emblema del territorio capuano, capace ancora di procurare grande suggestione.
Pochi numeri sono sufficienti per intuire la sua magnificenza. La facciata è scandita da 3 ordini, o livelli, con ben 80 arcate ciascuno, a eccezione del quarto e ultimo livello. Ogni arcata ospitava il busto di una divinità, per un totale di 240 sculture, molte delle quali sono conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli e nel Museo Provinciale Campano di Capua. Quattro ingressi monumentali e ampi corridoi permettevano, probabilmente, l’accesso a 40/45mila sedute. Nei sotterranei, tra celle e corridoi, si aggiravano belve, schiavi, gladiatori e personale di servizio che assicuravano al pubblico spettacoli memorabili.

Tutto ciò è ormai noto e si può apprezzare grazie alle strutture superstiti; ma catturati da tutta questa magnificenza e bellezza è facile che sfugga un piccolo e curioso particolare: un arco “nascosto” nei pressi dell’anfiteatro. Si tratta di un disegno inciso su una parte del pavimento calcareo che circonda l’edificio. È un modello che riproduce il profilo, in dimensioni reali, di un arco formato da una serie di blocchi (conci) in calcare. Sulla base delle misure e dei confronti effettuati dagli studiosi, l’arco in questione è poco più piccolo rispetto a quelli dei tre ordini dell’anfiteatro. Le teorie sulla funzione di questo modello sono diverse. Secondo alcune, quando fu aperto il cantiere per la costruzione dell’anfiteatro, il modello doveva servire a realizzare le arcate dell’edificio. Altri studi hanno proposto, invece, una diversa finalità. La pavimentazione circostante l’arena fu realizzata, verosimilmente, dopo aver completato i lavori di costruzione dell’anfiteatro. L’impronta dell’arco fu realizzata in seguito, quando l’edificio era già in fase di abbandono, da un “marmoraro” che si stabilì in questa zona con la sua bottega.

A cosa poteva servire dunque il modello?
L’anfiteatro campano è stato un edificio per spettacoli, una fortezza e, per secoli, anche una ricca miniera di materiali da riutilizzare per nuovi cantieri. È facile immaginare, quindi, che il marmoraro in questione possa aver modellato i blocchi di calcare recuperati nell’arena (e non solo) sull’impronta dell’arco incisa sulla pavimentazione a scopo edilizio.
Forse non sapremo mai la vera storia di questo modello d’arco; ma è comunque affascinante scoprire di essere circondati da tanti piccoli dettagli e storie nascoste che spesso sfuggono ai nostri occhi.

Il biglietto d’ingresso (€ 2,50) comprende l’accesso al Museo, all’Anfiteatro e Museo dei Gladiatori e al Mitreo.
Chiusura settimanale: Lunedì
Santa Maria Capua Vetere, piazza I Ottobre

Per informazioni
Tel. 0823 844206
www.polomusealecampania.beniculturali.it

The “hidden” Arch of the Campanian Amphitheater

Campania is a region rich in wonders, where history has left a heritage made of truly enviable beauty. Among the most singular and fascinating destinations that it is possible to remember, there is the city that the historical sources consider only after Rome and therefore called “altera Roma”: the ancient Capua, today known as Santa Maria Capua Vetere.

Here the Osci, Etruschi and Sanniti populations laid the foundations for the birth of a great political center that, with its culture, the arts and commerce managed to fascinate even the Roman emperors, who financed large public works, such as those dedicated to “entertaining the masses”.

It is known that in ancient Capua there were two large buildings; it is no coincidence, therefore, that here we find the great school of gladiators. The first arena was built between the II and I century BC and it is the building that saw the fight of Spartaco, the Thracian-born slave who became a gladiator, and the famous slave revolt of 73 BC A few traces of this building are still visible at the entrance to the archaeological area located in the modern Piazza I Ottobre.
A few meters away from the ancient arena there is the “second largest amphitheater in Italy” (the first is obviously the Colosseum in Rome), built at the end of the 1st century AD Despite the passing of the centuries the deterioration and atmospheric damages, this building remains the emblem of the Capuan territory, still able to procure great influence.
Few numbers are enough to imply its magnificence. The facade is marked by 3 orders, or levels, with 80 arches each, except for the fourth and last level. Each arcade housed the bust of a deity, for a total of 240 sculptures, many of which are preserved in the Museo Archeologico Nazionale of Naples and in the Museo Provinciale Campano of Capua. Four monumental entrances and wide corridors allowed access to about 40/45 thousand seats. In the cellars, between cells and corridors, there were wild animals, slaves, gladiators and service personnel roamed, that ensured memorable performances for the public.

All this is now known and can be appreciated thanks to the surviving structures; but captured by all this magnificence and beauty it is easy to escape a small and curious detail: a “hidden” arch near the amphitheater. It is a drawing engraved on a part of the calcareous floor that surrounds the building. It is a model that reproduces the profile, in real size, of an arc formed by a series of limestone blocks (ashlars). On the basis of the measurements and comparisons made by researchers, the arc in question is slightly smaller than those of the three orders of the amphitheater. The theories on the function of this model are different. According to some, when the construction site for the amphitheater was opened, the model was to be used to build the arches of the building. Other studies have proposed, instead, a different view. The pavement surrounding the arena was probably built after completing construction work on the amphitheater. The cast of the arch was built later, when the building was already being abandoned, by a “marmoraro” who settled in this area with his workshop.

What then could the model be used for?
The Campanian amphitheater was a building for shows, a fortress and, for centuries, also a rich mine of materials to be reused for new construction sites. It is easy to imagine, therefore, that the marmoraro in question could have modeled the limestone blocks recovered in the arena (and not only) on the impression of the arch engraved on the pavement for building purposes. Perhaps we will never know the true story of this arc model; but it is still fascinating to discover that we are surrounded by many small details and hidden stories that often escape our eyes.

The entrance ticket (€ 2.50) includes access to the Museum, the Amphitheater and the Gladiators Museum and the Mithraeum.
Closed Weekly on Monday
Santa Maria Capua Vetere, piazza I Ottobre
Tel. 0823 844206
www.polomusealecampania.beniculturali.it

 

Photo by Letizia De Crosta Courtesy of the Ministry of Cultural Heritage and Activities – Campus Museum of Campania. Aerial photos by Dronefly