Un dolce che profuma di mediterraneo

a cura di Sisto Bucci

Si scrive Pizza ma sembra più uno strudel attorcigliato, con un gusto che ricorda i dolci sapori legati all’infanzia.

La Pizza Figliata di Partignano, piccola frazione di Pignataro Maggiore, è un dolce casalingo le cui origini non si conoscono. Il ricordo dell’antica ricetta è nelle abili mani delle massaie dell’agro caleno; sono queste meravigliose donne a mantenere ancora viva la tradizione della Pizza Figliata, una specialità gastronomica diventata anche simbolo di devozione religiosa. Viene preparata, infatti, la terza domenica di settembre in occasione delle celebrazioni in onore di San Vito Martire e Nostra Signora, per essere gustato dopo un’attesa anche di qualche settimana.

Si pensa che tra gli Etruschi che hanno abitato Capua “Vetere”, già otto secoli prima di Cristo, fosse diffuso un piatto a base di noci e miele; fu tuttavia con l’arrivo degli Arabi (nel corso del Medioevo) che nacque un dolce molto simile alla moderna Pizza Figliata. Una cosa è certa: miele e noci sono prodotti che da sempre si trovano facilmente in tutto il Mediterraneo. Si tratta di alimenti molto ricercati perché ricchi di calorie e fonti di energia, ecco perché assumono un ruolo di grande importanza soprattutto nella cucina contadina.

Il segreto della sua lunga conservazione è negli ingredienti: noci, miele, uova, zucchero, farina, olio extravergine di oliva e qualche aroma. Nei comuni che circondano Pignataro Maggiore si trovano piccole varianti della ricetta originale che prevedono l’aggiunta di cacao e uva passa.

Su proposta di Toni Verolla, presidente della Pro Loco Pinetarium, una commissione presieduta dal sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, ha assegnato alla Pizza Figliata il marchio De.Co. (Denominazione Comunale), ufficializzando la sua nascita nel rione Partignano e l’appartenenza al patrimonio gastronomico e culturale pignatarese.

Le massaie fedeli alla tradizione eseguono la preparazione della pizza in maniera quasi rituale. L’inizio dell’autunno rappresenta il periodo ideale per preparare questo dolce: le noci abbondano e il miele aiuta a conservare inalterato il gusto di questa antica specialità gastronomica.

L’impasto si ricava amalgamando farina, uova, olio di oliva e zucchero e lo si lascia riposare un po’ prima di fare una “spiana”. Sulla sfoglia ottenuta si stende il ripieno composto da noci e miele, con l’aggiunta magari di qualche aroma (scorzette di limone o di mandarino e vino bianco); il tutto viene quindi arrotolato su sé stesso, come uno strudel, e poi ripiegato a mo’ di ciambella. A questo punto il nostro dolce è pronto per la cottura nel forno a legna (in passato si friggeva nell’olio di oliva) e, una volta raffreddato, viene ricoperto di miele. Ma non è ancora giunto il momento di gustarlo! Chi rispetta la tradizione lo lascia riposare almeno qualche giorno, in modo da far armonizzare tutti i sapori. Solo allora si può assaporare la tradizionale e gustosissima Pizza Figliata.

Curiosità
Perché la pizza è detta “figliata”? Secondo alcuni racconti, i contadini usavano piantare alberi di noci ogniqualvolta nasceva una figlia femmina. Secondo altri, nel linguaggio parlato, “figliare” è una distorsione che deriva da sfogliare”; la sfoglia del dolce, dopo qualche giorno di conservazione, infatti, tende a sfaldarsi al momento del taglio.

Si ringrazia la Signora Iandoli Orsola per la preziosa collaborazione