La Basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis | Il Paradiso dell’arte

di Daniela Morelli

Il paradiso dell’arte esiste, ed è a Sant’Angelo in Formis. La sua abbazia, infatti, è di uno straordinario tale da apparire, in un primissimo momento, quasi misteriosa. Eppure bisogna capire che questo posto è di tutti, perché “tutti noi siamo Sant’Angelo in Formis” e la sua chiesa rappresenta ciò che siamo stati, la nostra storia. Non una qualunque, ma una storia che racconta il risveglio culturale europeo e la nascita di un edificio che rimane il più fedele riflesso di ciò che era l’abbazia di Montecassino in quegli stessi anni.

L’edificio è sorto nell’XI secolo sulle rovine del tempio dedicato a Diana Tifatina per volere dell’abate Desiderio, divenuto poi papa Vittore III, e riprende il modello cassinese che era, a sua volta, già una “copia” dell’antica basilica romana di San Pietro (IV secolo).

L’edificio capuano è formato da tre navate, tre absidi e un campanile notevolmente ridimensionato in altezza, capace comunque di trasmettere la grande imponenza dell’architettura romanica dell’XI secolo. Ad accogliere il visitatore, sul portico d’ingresso, ci sono le bellissime rappresentazioni di San Michele Arcangelo, cui è consacrata l’abbazia, e una Madonna in atto di preghiera.

Lo straordinario a cui prima accennavo, però, lo si avverte quando si varca la soglia e si viene totalmente investiti dall’azzurro lapislazzulo che colora le pareti e dal variopinto splendore dell’ambiente interno.  Sappiamo sicuro che gli affreschi sono datati tra il 1072 e il 1087, anno di morte di Desiderio, ritratto insieme al Cristo in trono nell’iconica decorazione absidale. Ad ammantare di mistero i più importanti affreschi romanici del Sud Italia è soprattutto la circostanza per cui, ancora oggi, non si hanno molte conoscenze sugli autori del ciclo pittorico, che ricorda quello realizzato a Montecassino da maestri bizantini.

Il priore cassinese, Desiderio, grande appassionato di cultura antica, nel richiamare questi “artigiani” avviò una fioritura artistica che coinvolse anche l’architettura, la scultura, la miniatura e naturalmente la pittura del tempo. Alcuni studiosi parlano di pittori che unirono a un’educazione artistica bizantina motivi occidentali; un’altra, la più accreditata, di maestranze locali liberamente ispirate dalle forme bizantine che hanno riprodotto con contrasti cromatici, espressività e movimento più forti.

Grazie al lavoro e all’abilità di questi artisti sconosciuti, oggi possiamo ammirare un immenso Giudizio Universale riprodotto sulla controfacciata mentre, sulle pareti, si possono osservare episodi salienti della vita di Cristo che accompagnano, come in un fumetto, i tradizionali riti processuali. Tra le a rcate, inoltre, figure d i antichi profeti reggono cartigli i cui versetti rimandano a Cristo, così da sottolineare il forte legame tra Vecchio e Nuovo Testamento, già noto nelle prime forme di arte cristiana e qui riprodotto in uno stile vicinissimo a quello orientale.

L’abbazia di Sant’Angelo regala l’emozione di essere trasportati in un’altra dimensione, dove si può respirare e scoprire una pagina di storia realmente affascinante per la cultura e l’arte del nostro territorio.

 

The Benedictine Basilica of Sant’Angelo in Formis

The Paradise Of Art

The abbey of Sant’Angelo in Formis is the most faithful reflection of the abbey of Montecassino in those same years and tells the story of the cultural awakening of Europe. It was built in the 11th century on the ruins of a temple dedicated to Diana Tifatina at the behest of the abbot Desiderio, future Pope Victor III, and takes up the model of the Cassinese abbey which was in turn a copy of the 4th century Basilica of San Pietro.

The building is divided into three arches and three apses and a bell tower that manages to convey the charm of 11th century Romanesque architecture. At the entrance, the visitor is greeted by images of the Archangel and a Madonna in prayer, but what is most striking is the lapislazuli blue that dominates the walls with the frescoes. These are dated between 1072 and 1087, the year of Desiderio’s death, portrayed in the apse with Christ.

Yet no one knows the authors of these works, who began the artistic flourishing that also involved architecture, sculpture, miniature and of course the painting of the time. On the one hand, we think of craftsmen who combined forms of Byzantine art with Western motifs, on the other hand, artists who reproduced Byzantine motifs with stronger lines, movements and expressions.

Thus was created the great Last Judgment reproduced on the counter-façade while, on the walls, one can observe episodes from the life of Christ that accompany the traditional procedural rites. On the arches there are images of prophets bearing scrolls referable to Christ.

The Abbey of Sant’Angelo offers the thrill of being transported to another dimension, where you can breathe and discover a truly fascinating page of history for the culture and art of the area.