Il Medio Volturno rappresenta un grande patrimonio culturale e naturalistico, ricco di arte, storia e paesaggi. Qui, le antiche tradizioni sopravvivono allo scorrere veloce del tempo e in ogni angolo si respira uno stile di vita slow, semplice, che rispetta i ritmi naturali della vita.

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Importanti resti archeologici ci raccontano la storia dei primi popoli italici che qui si sono insediati e hanno vissuto fino alla conquista romana.
Bastioni, borghi e castelli, di epoca successiva, ci rivelano i tentativi degli abitanti del posto di difendersi dalle orde barbariche che, a più riprese, giunsero fin qui dal nord. Sempre in questi luoghi, un secolo e mezzo fa, sono state combattute battaglie decisive per l’Unità d’Italia. Da questo lontano passato abbiamo ereditato non solo testimonianze materiali, ma anche un grande bagaglio culturale fatto di canti, mestieri, usanze popolari e soprattutto una succulenta tradizione gastronomica.

Vino, olio e formaggi sono solo alcuni dei prodotti utilizzati nella cucina del Medio Volturno che conservano ancora il sapore di una terra coltivata con tanta fatica, grande sapienza e profondo rispetto.

Tutta questa ricchezza è a portata di mano! Per semplificare la visita in questo viaggio di scoperta sveleremo diversi itinerari che porteranno dalle Colline Caiatine alle pendici del monte Maggiore, seguendo i rilievi dei monti Trebulani, consigliando alcune interessanti soste che appagheranno certamente i vostri occhi e il vostro palato. Ogni itinerario includerà comuni diversi, in base al tema proposto. In questo modo potrete “gustare” il Medio Volturno un po’ alla volta, scoprendolo sempre da un punto di vista diverso.

Un viaggio nel tempo, tra storia e sapori

Un percorso che ci condurrà in visita tra i borghi caratteristici del Medio Volturno; faremo un salto nel passato grazie a un patrimonio artistico e storico mai troppo conosciuto e avremo l’opportunità di gustare i prodotti tipici locali, alcuni dei quali hanno avuto importanti riconoscimenti.

 

Il viaggio comincia da sud-est, dalle prime colline caiatine, precisamente dal comune di

Castel Campagnano

La visita del piccolo borgo altomedievale comincia da piazza Municipio. Superato il varco dov’era l’antica porta di accesso, il percorso si snoda lungo una stradina che fascia la chiesa settecentesca di Maria Santissima ad Nives e percorre l’intero centro storico. Pochi metri separano l’arco di ingresso da Palazzo Aldi e il Castello Ducale, originariamente un’unica dimora nobiliare realizzata nel corso del Seicento. Nei suoi sotterranei si trova una delle più antiche testimonianze di culto micaelico in una chiesa rupestre.

La visita può proseguire verso le cantine ipogee, scavate nella roccia tufacea, che raggiungono anche i 20 metri di profondità. Castel Campagnano è anche la terra del Pallagrello Bianco e Nero e dell’oliva Caiazzana, due coltivazioni che proprio su queste colline, grazie al clima mite e alle caratteristiche pedologiche del terreno, trovano le condizioni di crescita ottimali. Sono presenti, inoltre, diverse aziende agricole che hanno dedicato importanti risorse per il recupero e l’allevamento del Suino Nero Casertano.

Proseguiamo il viaggio seguendo il corso del fiume Volturno, lasciandoci alle spalle le colline caiatine e dirigendoci verso le falde della catena trebulana a

Piana di Monte Verna

Nel cuore del centro cittadino si trova la chiesa di Sant’Angiolillo, oggi dedicata a Santa Maria delle Grazie. Questo luogo di culto ha una curiosa caratteristica: una parte di esso è, infatti, scavata completamente nella roccia, oggi tenuta ancora a vista, dove è stata ricavata una cappella per la statua di culto della Vergine.

Non distante dal centro, annesso al cimitero comunale, si trova la chiesa di Santa Maria a Marciano, un meraviglioso edificio altomedievale, ampliato nel XIV secolo. L’ambiente interno è stato superbamente decorato con affreschi, realizzati tra il 1334 e il XV secolo, che rivelano un’influenza artistica di ambiente fiorentino e senese.

Nella frazione di Villa Santa Croce, una sana passeggiata che parte dalla loggetta del belvedere conduce su Monte Santa Croce. E’ un luogo, questo, dove si intrecciano storia, leggenda e uno spettacolare panorama che, nelle giornate terse, si apre fino al golfo di Napoli.

Caciottine speziate

La tradizione gastronomica pianese è fortemente legata agli allevamenti di bovini, infatti ancora oggi diverse famiglie hanno ereditato o creato ex novo allevamenti e aziende casearie con laboratori attrezzati, dove, dalla lavorazione del latte, si ottengono saporiti caciocavalli, gustose mozzarelle e formaggi freschi di prima qualità.

A questo punto, il viaggio si fa più “avventuroso”; si abbandona la strada provinciale 182 per arrampicarsi sulle colline trebulane e raggiungere il comune di

Liberi

Per la sua posizione geografica, situato ai piedi del Monte Melanico, potremmo definire Liberi come il cuore della catena trebulana. Quest’accogliente località conserva uno dei siti più interessanti del Medio Volturno.

Grotta San Michele a Liberi

Non molto lontano dal centro, un percorso in natura di 1200 metri, ben segnalato, conduce ad una chiesa rupestre consacrata al culto di San Michele, ricavata all’interno di un’ampia grotta naturale. Il culto micaelico si sovrappose a dei rituali preistorici sopravvissuti all’avvento del cristianesimo. Oggetto del culto preistorico doveva essere una stalattite che presenta la forma di una mammella, considerata ancora oggi capace di guarire dalle malattie.

Uva Casavecchia

Liberi è tra i comuni produttori del vino Casavecchia, un rosso dalla storia millenaria, che ha recentemente ricevuto il riconoscimento nel disciplinare DOC. Oltre alle degustazioni di vino, è divenuta una sorta di consuetudine del luogo concludere l’estate con manifestazioni culinarie, come la Sagra dell’Agnello e degli Arrosticini.

Terminata la visita a Liberi, si scende lungo il versante nord della catena trebulana e seguiamo il corso della provinciale 289, in direzione di Vairano. La comparsa di un bastione che domina una collina coperta da boschi annuncia l’arrivo a

Roccaromana

Torre di Roccaromana in controluce

Il comune di Roccaromana, che conta una storia che ricorda gli eventi bellici che videro scontrarsi romani e sanniti, ha perso molto delle caratteristiche di un borgo antico, anche se diversi edifici di grande valore storico sono in buono stato di conservazione. Tra i più importanti, ricordiamo Palazzo De Ponte in piazza San Cataldo e la Torre Campanaria, risalente al 1824, situata nel centro storico. In Via Marconi, si trova la piccola e bellissima Cappella del Purgatorio, risalente al XV secolo; all’interno vi sono preziosi affreschi della Scuola Caiatina rappresentanti una Madonna in trono con Bambino.

Torre di Roccaromana

Sulla collina principale si eleva l’antico Castello longobardo, mentre lungo il pendio sono ancora visibili due Torri dello stesso periodo, raggiungibili sia da Roccaromana che dalla frazione di Statigliano attraverso dei vecchi sentieri segnalati. Proprio nella frazione di Statigliano nasce il Cacioforte o, come viene chiamato localmente, Casuforte. Si tratta di un formaggio caprino stagionato, prodotto da famiglie del posto che seguono la lavorazione tradizionale, totalmente manuale.

Accanto a questo prelibato prodotto caseario, i legumi rappresentano per Roccaromana i protagonisti assoluti dei piatti tradizionali, tanto da essere le star delle manifestazioni locali organizzate dalle associazioni del posto.

Il viaggio non è finito e prosegue verso un antico borgo di origine medievale

Pietramelara

Il borgo di Pietramelara rappresenta il cuore del centro storico: sulla sommità si trova una possente torre longobarda, raggiungibile attraverso un intricato sistema di stradine e gallerie, che conservano incredibilmente l’originario impianto medievale. Il Palazzo Ducale, risalente al XV secolo, rappresenta uno dei primi esempi, nel Meridione, di dimora signorile annessa ad un grande parco giardino, chiamato Pomario.

Borgo medievale di Pietramelara

Di particolare interesse e importanza, oltre all’ex convento di Sant’Agostino e la Chiesa Madre di San Rocco, sono le Grotte di Seiano, in località Castellone. L’antichissimo luogo di culto, probabilmente di origine preromana, è delimitato da maestose mura in opera poligonale. Si tratta di un vastissimo complesso sotterraneo di gallerie in muratura che si estendono sino a raggiungere le mura megalitiche circondanti gli imponenti ruderi. Il tempio principale occupa un’area di circa 1000 metri quadri e si preserva sorprendentemente nonostante i suoi 2500 anni di età.

Anche a Pietramelara si lavora il Cacioforte di Statigliano, seguendo sempre rigorosamente la tradizione. A questa leccornia casearia si aggiungono le marzelline, ricottine fresche ottenute da latte di pecora, e i formaggi di latte di bufala stagionati.

Concludiamo questo lungo itinerario muovendoci verso l’ultima tappa

Vairano Patenora

La bellissima fortezza di Vairano Patenora domina la collina su cui sorge dal X secolo, quando fu costruito un primo impianto al tempo delle invasioni saracene e fu poi rimaneggiato nel corso del XV secolo. Tutt’intorno si sviluppa un incantevole borgo circondato da mura e torrioni che, come nel caso di Pietramelara, conserva molto dell’aspetto originario.

Un gioiello imperdibile e poco conosciuto è l’abbazia cistercense di Santa Maria Della Ferrara, risalente al XII secolo e decorata da splendidi affreschi. Quello meglio conservato risale al XIII secolo e rappresenta un gruppo di frati, uno dei quali potrebbe essere Pietro da Morrone, divenuto poi Celestino V, il papa del gran rifiuto. Borghi, chiese ed arte, ma Vairano Patenora propone anche un’ottima tradizione gastronomica.

Una volta assaggiati è impossibile dimenticare il sapore della tipica salsiccia di maiale, la Sauciccia di Vairano, o della Pezza, un pecorino già noto in epoca medievale e poi, irrinunciabili, sono le gustosissime peschiole, frutticini di pesco raccolti ancora verdi, cotte in acqua e aceto e aromatizzate con spezie. In ultimo, il re di Vairano… il Lupino gigante, detto anche Lupinone, oggi presidio Slow Food.