Il modo migliore per apprezzare lo spirito di un luogo è senza dubbio “perdersi” in esso e conoscere gli angoli più nascosti, che spesso sfuggono allo sguardo del visitatore frettoloso. Approfittando di un po’ di tempo libero, di una bella mattinata, meglio se fresca e soleggiata, e indossate un paio di scarpe comode, si può partire alla scoperta dei vicoli di Caiazzo.

 

Dall’età antica al Medioevo, il piccolo centro caiatino ci ha lasciato un meraviglioso scrigno di tesori, sparsi in un insieme di strade, vicoli e viuzze che formano un divertente labirinto urbano nel quale inoltrarsi senza fretta.

Lasciata l’auto nel comodo parcheggio di Rione Garibaldi, ci si incammina lungo il corso principale, via Cattabeni, una strada piena di negozi e molto animata dal continuo via vai di persone e mezzi, per raggiungere, in pochi passi, piazza Porta Vetere. Lo sguardo qui è catturato dalle bellissime ceramiche, vivacemente colorate, realizzate dal laboratorio ClaudiArt, in mostra nelle sue vetrine.

Superata la piccola loggetta del belvedere, dove si trova il monumento dedicato ai caduti, ha inizio una delle strade più affascinanti della provincia casertana, via Aulo Attilio Caiatino. La strada ricalca l’antico decumano della città romana, l’asse principale che attraversava Caiatia in direzione est-ovest.

Lungo questa via, ancora oggi, sono presenti molte iscrizioni antiche che ricordano la costruzione di edifici importanti, finanziati da personaggi illustri che, all’epoca, vivevano a Caiazzo.

Si procede adagio, senza fretta, osservando l’elegante vetrina della gioielleria La Bottega dei Preziosi e, catturati dal profumo delle deliziose leccornie sfornate dalla Rosticceria del Centro, si imbocca il decumano, da dove partono numerose stradine più o meno parallele tra loro.

Si può scegliere di proseguire la passeggiata in uno di questi vicoli e, camminando tra scale in pietra, in alcuni tratti protette da coperture a volta, si scoprono scorci interessanti, sia per il fascino del percorso sia per l’inaspettata presenza di significativi edifici, come la Chiesa di Sant’Apollonia, situata in un angolo quasi nascosto proprio all’imbocco della Salita Francesco Manselli.

Non molto distante si trova Palazzo Santoro, dimora nobiliare del XIV secolo, oggetto di restauri che gli hanno dato l’attuale aspetto settecentesco.

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Proseguendo si incrocia Vicolo San Giovanni Battista, una scalinata in pietra stretta tra due palazzi, che incuriosisce e invita a scendere verso il quartiere dove si trova Il Buco, noto lounge bar, e Pepe in Grani, rinomata pizzeria del maestro Franco Pepe.

Addentrandosi tra questi vicoli, nel cuore del quartiere degli Egizi, si possono ammirare i Palazzi durazzesco-catalani, che conservano ancora inalterate le loro caratteristiche e splendide facciate del XIV-XV secolo.

Proseguendo sulla stradina parallela al decumano, si raggiunge il Ristorante Il Generale, regno dello chef Stefano De Matteo, attento conoscitore della cucina tipica locale. Pochi metri e si arriva a Palazzo Mazziotti, monumentale edificio del XV secolo che, in un’iscrizione posta nel cortile, ricorda il vescovo Mirto Frangipane, autorevole caiatino che nel 1492 ottenne tale carica dal re Ferdinando I d’Aragona. Oggi il palazzo ospita la biblioteca civica e il Kere, museo della civiltà e della tradizione contadina. Negli spazi del vecchio giardino annesso al Palazzo, è stata realizzata una piazza che ricopre un’area archeologica, dove sono presenti resti di edifici di epoca romana e medioevale.

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Risalendo via Umberto I, si ritorna verso il decumano e si incrocia Piazza Santo Stefano Menicillo. L’ideale, a questo punto, sarebbe fermarsi qualche minuto da Borgo Antico Caffè, prima di riprendere la passeggiata.

Seduti comodi sotto i gazebo si recupera fiato e si osserva la piazza che, al tempo dell’occupazione romana, era il foro di Marco Gavio. Tutt’intorno si trovavano gli edifici pubblici, probabilmente anche un tempio sul quale oggi sorge l’imponente Cattedrale di Santo Stefano.

Accanto alla Cattedrale si trova il Palazzo Vescovile, il Seminario cinquecentesco e la Cappella della Maddalena, in onore della quale si celebra la storica Fiera omonima, riproposta oggi dall’amministrazione comunale.

Al centro della piazza, infine, si trova un caratteristico pozzo in pietra che comunica con un’antica cisterna.

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Si riprende il cammino… il corso si “srotola” verso est, dove si trova il punto più alto del centro storico, dominato dal castello, sorto sull’antica acropoli osco-sannita.

Lungo questo tratto si trovano alcuni edifici religiosi come la chiesa dell’Annunziata e la chiesa dell’Immacolata Concezione, risalente al seicento, seguita dalla Cappella della Confraternita del Ss. Rosario annessa alla Chiesa di San Nicola De Figulis. Dall’altro lato, verso ovest, si percorre il decumano per ritornare a Porta Vetere.

Proprio di fronte alla gioielleria Ars Aurea si trova la Cappella Egizi o di Sant’Agnese, menzionata già in una pergamena del lontano 1229. Si racconta che un esponente di questa famiglia fece ritorno dalla Prima Crociata con le insegne di un egizio ucciso, che da allora utilizzò come stemma.

Il percorso è sempre più stimolante! Si prosegue ormai trascinati dalla curiosità di scoprire cosa si nasconde in queste stradine, come il Palazzo Savastano, di fronte la fornitissima Erboristeria D’Avico, un edificio risalente al seicento che presenta una bellissima facciata in stile tardobarocco, decorata con busti che raffigurano simbolicamente i giorni della settimana.

Poco più avanti, superata l’elegante bottega Domus Kaiatia, in una piccola piazzetta, si trova il municipio, che occupa le stanze dell’antico convento francescano.

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Secondo alcune fonti, il complesso fu donato dal vescovo Almundi allo stesso San Francesco quando venne in visita a Caiazzo.

Nonostante il lungo percorso, la visita ancora non è finita! Sarebbe opportuno fare una breve sosta e rifocillarsi un po’ all’ombra dei grandi pini di Porta Vetere, dove l’Antica Pizzeria Osteria Pepe accoglie i suoi ospiti sia a pranzo che a cena, oppure facendo un veloce snack alla Caffetteria Porta Vetere.

Recuperate le forze, vale proprio la pena spostarsi verso il quartiere Porta Pace e proseguire alla volta di Portanzia.

Qui si intrecciano e si susseguono scorci e vicoli affascinanti e misteriosi. Si ha veramente l’impressione di essere in un labirinto.

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«Quanti piccoli comuni possono vantare di aver ospitato uomini illustri?»

La domanda sorge spontanea mentre si legge la targa che informa il visitatore di essere giunto presso il palazzo che ospitò, nel XIII secolo, Pier della Vigne; funzionario del re Federico II, reso tristemente famoso da Dante che lo ricorda nel XIII canto dell’Inferno.

A questo punto la passeggiata sembra essere terminata, ma così non è!

Ci sarebbe molto altro ancora da vedere… ad avere ancora un po’ di tempo, fiato e resistenza! Le stradine e le scale che dal decumano degradano verso la valle, come via Messeri o via San Francesco, raggiungono Largo Fossi, un ampio piazzale dove si può ammirare uno degli esempi più belli di mura in opera poligonale in Campania, risalente al IV secolo a.C., e un panorama che si apre verso la piana del Volturno e la catena dei monti Tifatini. Chi preferisce spostarsi comodo non ha nulla di cui preoccuparsi… può raggiungere facilmente Largo Fossi anche in macchina.

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Ora sì che si è fatto tardi; a malincuore si lascia il caldo abbraccio dei vicoli caiatini. Questa intensa passeggiata non può certamente “raccontare” tutte le bellezze di Caiazzo… ci sono molte altre cose ancora da vedere; sarà opportuno ritornare nuovamente per visitare non solo il centro storico con i suoi vicoli, ma anche i palazzi e le botteghe artigianali.

Potrà essere ancora più coinvolgente e suggestivo fare una visita al tramonto, quando tutto è illuminato dalla tenue luce dei lampioni e l’atmosfera diventa magica… ed è proprio in questi momenti che Caiazzo esprime al meglio tutto il suo fascino.