Il Giardino Inglese della Reggia di Caserta

di Daniela Morelli

 

Se potessi eleggere un sito a ottava meraviglia del mondo, sceglierei di certo la Reggia di Caserta con il suo incantevole Giardino Inglese. Ingegno e meraviglia sono le parole chiave per comprendere appieno il tour che sto per proporvi. Andate a visitare la reggia più grande del mondo e una delle prime cose che scoprirete sono le sue 1.200 stanze, divise tra appartamenti reali e di servizio; la seconda è il suo parco lungo circa 3 chilometri, ricco dell’acqua portata dall’Acquedotto Carolino, per quasi 40 chilometri, attraverso i monti Tifatini.

Un ingegno concepito da Luigi Vanvitelli sull’esempio degli acquedotti romani, che compie il suo dovere sfruttando per tutto il tragitto una pendenza leggera e costante. Ingegno è anche l’effetto “cannocchiale prospettico” inventato da questo straordinario architetto per consentire a chiunque arrivasse da Napoli di vedere già da lontano la famosa cascata, “fonte” d’acqua che riempie le vasche del Parco. Ingegno, infine, è l’idea di sfruttare l’Acquedotto Carolino per alimentare anche le case e le industrie della città di Napoli.

Meraviglia è l’iniziale piano urbanistico secondo il quale i quartieri di una nuova Caserta si sarebbero coordinati alla Reggia attraverso 5 direttrici territoriali. Meraviglia è la progettazione delle “Reali Delizie”, eleganti tenute private a coronamento del sito reale, che avrebbero rappresentato un luogo di svago, rifugio e divertimento per i sovrani. Meraviglia è anche lo scalone centrale e, soprattutto, la cantoria alloggiata sul vestibolo centrale in modo che lo straniero di turno, in visita alla corte, potesse udire provenire da una fonte non visibile una musica “celestiale” e stupefacente, in grado persino di incutere soggezione. Non a caso sarà proprio un discepolo del Vanvitelli, Giuseppe Piermarini, a progettare il Teatro alla Scala di Milano.

Tutto questo perché la Reggia rappresentasse il massimo simbolo del potere. A questi stessi criteri di meraviglia e ingegno risponde il Giardino Inglese. Fu progettato da John Andrew Graefer dopo che Maria Carolina espresse la volontà di avere un suo Petit Trianon, una sorta di piccola reggia completamente immersa in un enorme giardino.

In linea coi parametri dell’Illuminismo, inoltre, accolse subito anche attività di sperimentazione, produzione e diffusione delle specie botaniche; all’Esposizione Universale di Vienna ottenne un riconoscimento internazionale con Diploma d’Onore. Il giardino rappresentava anche un rifugio idilliaco e di felicità bucolica che, alla fine del XVIII secolo, erano tanto ricercati come luoghi d’illusione, evasione e solitudine.

Tutto ciò contribuiva a creare quel fascino a cui difficilmente potranno sottrarsi, ancora oggi, i visitatori che si trattengono sulle sponde del lago, all’ombra di un pino secolare, o che rimangono in contemplazione ammirando il bagno di Venere (“luogo segreto” ispirato all’antro della Sibilla Cumana descritto nell’Eneide), che regala la suggestione di un sito originariamente consacrato al culto di Diana assieme al criptoportico, con le sue statue classiche, e a un albero di Taxus baccata, che copre un ruscello e filtra la luce creando un’atmosfera surreale.

 

Dei 120 ettari del Parco, il giardino ne occupa circa un quinto e al suo interno custodisce 10 tra gli alberi monumentali recensiti in Campania oltre a piante rare provenienti da tutto il mondo, una preziosa collezione in cui regna l’ordine classificatorio di un giardino botanico. A farla da padrone, naturalmente, è il Cetrus Libani coi suoi 40 metri di altezza.

Il fascino del Giardino Inglese, però, ha ben poco a che vedere con i numeri e per conservarne tutta la magia vi invito ora a lasciarvi condurre in questo viaggio dalle parole che il direttore Nicola Terracciano ebbe per esso nel 1876: “dal monte Briano, uno dei Tifati, prospettando il mezzodì, il giardino giù scendestendendosi per 23 ettari circa per un terreno, parte in dolce pendio, bellamente accidentato, parte in pianura. Le piante in esso ora si raggruppano in masse compatte formando boschetti, ora diradansi, lasciando meriggi e parchi amenissimi, in mezzo ai quali vedonsi venir su piante peregrine bellissime, vuoi per vetustà, vuoi per eleganza di portamento. Il tutto poi, percorso da viali tortuosi che ora ti menano in un punto ora in un altro del giardino medesimo, procurandoti, così la sorpresa di prospetti sempre nuovi ed amenissimi”.

Il giardino sorto ai piedi dei colli Tifatini, dedicati un tempo al culto della dea della caccia Diana, conserva inalterato il fascino di un “bosco sacro”, popolato di dei, ninfe ed eroi, al quale i comuni mortali ancora oggi si accostano affascinati e in atteggiamento di rispetto reverenziale.

 

Si ringraziano per le foto: Gianfranco Carozza, Francesco Viti, Barbara Cesanelli (Flickr.com) e Julian Weyer (Flickr.com)

 

 The English Garden in the Royal Palace of Caserta

 

The Royal Palace of Caserta, with the English Garden, could be considered “the eighth wonder of the world” for its beauty. Ingenuity and wonder are the keywords that accompany the visitor to discover this site. The 1,200 rooms are marvelous, including royal and service apartments; wonderful is its park fed by the waters of the Carolino Aqueduct that also served the city of Naples, inspired by the ancient Roman aqueducts and designed by the architect Vanvitelli.

The urban layout is extraordinary because it organizes the city of Caserta around the palace along 5 main axes; the amazing perspective allows those coming from Naples to admire the waterfall that feeds the pools of the park. Finally, the acoustic effect of the palace cavern is marvelous, which allows the visitor to hear a celestial sound that inspires charm and beauty.

The English Garden is of equal charm; which occupies a fifth of the entire park. Designed by John Andrew Graefer, it represents a small private palace of Queen Maria Carolina, who wanted it immersed in an English- style garden. Inside it houses 10 of the monumental trees reviewed in Campania as well as rare plants from all over the world. Naturally, it is Cetrus Libani with its 40 meters of height to be the master. The garden built at the foot of the Tifatini hills, once dedicated to the worship of the goddess of hunting Diana, retains the charm of a “sacred wood“, populated by gods, nymphs and heroes, to which mere mortals still approach fascinated and in attitude of reverential respect.