a cura di Daniela Morelli

C’è un luogo, non molto distante dalla città di Caiazzo, che spinge a riflettere sui tesori custoditi nei territori generalmente considerati “di periferia”.
Quante volte capita, entrando in una chiesa o in qualsiasi altro edificio storico, di chiedervi chi e perché ha realizzato quel dato dipinto, affresco o scultura?
Non è quanto accade nella piccola chiesetta di Piana di Monte Verna, un vero e proprio gioiello artistico che conserva qualcosa di veramente inaspettato, soprattutto perché sconosciuto anche agli addetti ai lavori.
Ci riferiamo ai preziosissimi affreschi che custodisce Santa Maria a Marciano, la cui meraviglia ha fatto sì che venisse indicata come il caso pittorico più interessante del territorio, dopo quello bizantino e più noto di Sant’Angelo in Formis.

Il “piccolo tempietto”, come affettuosamente qualche pianese definisce la chiesa, ha una faccia barocca e l’animo gotico, segno della ricostruzione che è stata realizzata nel corso del Trecento sul precedente edificio. Se già l’aspetto solletica la vostra curiosità sappiate che, varcata l’antica soglia, rimarrete colpiti prima dalle linee pulite dell’architettura e dopo dagli spettacolari dipinti murali rappresentanti magnifiche immagini di Santi e Vescovi, stipati gelosamente nello spazio ristretto e buio della cappellina (quasi uno scrigno); affreschi che la tradizione locale assegna a seguaci di noti pittori del Trecento italiano.
I dipinti di Santa Maria a Marciano sono una splendida testimonianza della rivoluzione artistica che gli Angioini hanno contribuito a diffondere nel loro Regno chiamando a Napoli i più grandi nomi allora in circolazione, primo tra tutti Giotto (in città dal 1328 al 1334), padre fondatore della cultura figurativa dell’Occidente.

Questi giovani artisti erano definiti “a giorno” perché “al passo” con le tendenze artistiche più in voga del momento, che seppero ben rappresentare anche nei territori più interni del Regno di Napoli. I dipinti realizzati a Santa Maria a Marciano, infatti, recano una datazione assolutamente puntuale, come quel 1334 indicato nell’iscrizione che qualifica il ciclo di affreschi come esito della volontà di tal Giovanni Cammarrio. Le altre opere, che contribuiscono a impreziosire la struttura, sono ugualmente degne di nota e appartengono a momenti storici successivi.

Ad arricchire la storia di questo antico luogo di culto vi sono diverse curiosità, come quella che narra del tempo in cui il suo giardino accolse il cimitero dei colerosi; altri studi, inoltre, riferiscono di come la chiesa insista sulla villa e sui possedimenti di un’antica e facoltosa famiglia romana; ulteriori ricerche, ancora, confermano la presenza del più antico ritratto del patrono di Caiazzo, Stefano Menecillo (935-1023), all’interno del ciclo di affreschi che decorano l’edificio sacro.
Si intuisce, quindi, come Santa Maria a Marciano rappresenti forse una delle poche testimonianze, se non l’unica, di come un tempo il territorio caiatino poteva dirsi cuore del Medio Volturno e centro del Regno di Napoli, in un momento in cui viveva uno dei suoi periodi di massimo splendore.

Per informazioni
Pro Loco Pianese

The frescoes of Santa Maria a Marciano

Masterpieces to Discover

There is a place, not far from the city of Caiazzo, which encourages reflection on the treasures contained within the territories generally considered “suburban”.
How many times does it happen, entering a church or any other historical building, to ask you who and why someone created that particular painting, fresco or sculpture?
This is not what happens in the small church of Piana di Monte Verna, a veritable artistic jewel that preserves something truly unexpected, especially because it is unknown even to the experts. We refer to the very precious frescos that Santa Maria a Marciano holds, whose marvel has meant that it was referred to as the most interesting pictorial display of the territory, only after the best known Byzantine one of Sant’Angelo in Formis.

The “small temple”, as some of the local inhabitants affectionately define the church, has a baroque face and a gothic soul, a sign of the reconstruction that was carried out on the previous building during the fourteenth century. If the aspect already tickles your curiosity know that, having crossed the ancient threshold, you will be struck first by the clean lines of the architecture and then by the spectacular wall paintings representing magnificent images of Saints and Bishops, jealously crammed in the narrow and dark space of the little chapel (almost a casket); frescoes that the local tradition assigns to followers of well-known Italian fourteenth-century painters.

The paintings of Santa Maria a Marciano are a splendid testimony of the artistic revolution that the Angevins contributed to spreading in their Kingdom by calling from Naples the biggest names then in circulation, first of all Giotto (in the city from 1328 to 1334), founding father of the figurative culture of the West. These young artists were defined as “of the day” because they were “in step” with the most fashionable artistic trends of the moment, which they knew well to represent even in the most internal territories of the Kingdom of Naples. The paintings made in Santa Maria a Marciano, in fact, bear an absolutely punctual dating, like the 1334 indicated in the inscription that qualifies the series of frescoes as a result of such will by Giovanni Cammarrio. The other works, which contribute to enhancing the structure, are equally noteworthy and belong to later historical moments.

To enrich the history of this ancient place of worship there are several curiosities, such as the one that tells of the time when its garden received the cemetery of the cholerosis; other studies also report how the church insists to own the villa and on the possessions of an ancient and wealthy Roman family; further research still confirms the presence of the oldest portrait of the patron saint of Caiazzo, Stefano Menecillo (935-1023), within the series of frescoes that decorate the sacred building. You can sense, therefore, how Santa Maria a Marciano represents perhaps one of the few testimonies, if not the only one, of how the Caiatino territory could once have been called the heart of the Middle Volturno and center of the Kingdom of Naples, at a time when it lived one of its periods of maximum splendor.