Un vino dalle grandi potenzialità

La storia dei vini del Medio Volturno porta a scoprire curiosità sempre molto interessanti, che confermano ancor di più la ricchezza di questo lembo di terra campana. Nel territorio del vulcano Roccamonfina la produzione agricola ha raggiunto livelli qualitativi di eccellenza. Ciò non sorprende affatto se pensiamo che le attività vulcaniche e le caratteristiche geologiche del terreno hanno determinato un tipo di suolo molto favorevole ad accogliere tante pratiche agricole, soprattutto quella vitivinicola. A testimonianza di ciò ci sono le parole di Giannantonio Campano (noto umanista del ‘400 nativo di Galluccio) che in un’occasione inviò una cesta di uva all’amico Jacopo Ammannati, cardinale di Pavia, descrivendola con queste parole: “è sana, vigorosa, non inferiore al miele imetteo…”. Ancora in questo territorio, nel corso del Seicento, il duca fiorentino Velluti Zati allevava con successo il vitigno Aleatico col quale produceva il famoso Vin Santo, “spacciato” nelle piazze fiorentine come prodotto toscano. Per il suo sapore era molto apprezzato e richiesto durante le cene organizzate a Firenze.

Basta recarsi nei comuni del Roccamonfina per conoscere meglio la pregiata realtà vinicola del territorio, in particolare il famoso Galluccio Rosso DOC.

La produzione è regolata da un disciplinare che impone una vinificazione di uve coltivate esclusivamente nei comuni di Galluccio, Mignano Monte Lungo, Conca della Campania, Tora e Piccilli e Rocca d’Evandro. La sua composizione deve essere costituita per il 30% di uve da vitigni a bacca rossa e per il 70% di Aglianico, che trova il suo ambiente ideale anche nei dintorni del Roccamonfina. Si ottiene così un vino giovane dal colore brillante, un bellissimo rosso rubino che tende col tempo verso il rosso granata.

Il Galluccio si presta bene all’invecchiamento perché smussa tutte le spigolosità della nuova produzione; col passare del tempo, infatti, la durezza e i tannini lasciano spazio a un sapore molto più morbido. Quando alla vista si nota un colore molto intenso e poco vivace vorrà dire che si è davanti a un bicchiere di ottimo vino affinato. Inoltre, come previsto dal disciplinare, se lo si lascia invecchiare per più di due anni (di cui uno in botti di legno) il Galluccio DOC può assumere anche la specifica di Riserva.

Il vino rosso, per essere apprezzato al meglio, dovrebbe essere bevuto in due tipologie di bicchieri. I vini giovani vanno serviti in un semplice calice panciuto e tenuti a una temperatura media di 13-14 gradi; quelli invecchiati, invece, si assaporano meglio se serviti a circa 16 gradi in un calice di tipo “Grand Ballon”.

Per quanto riguarda gli abbinamenti, questo rosso sposa benissimo i piatti della tradizione rurale. Quindi, se avete intenzione di preparare una pasta al sugo, un arrosto, un secondo a base di selvaggina o la tipica e sostanziosa minestra maritata, a tavola non può mancare una bottiglia di Galluccio.

Il Galluccio Rosso DOC ha delle qualità ormai note anche oltre il territorio nazionale, grazie al lavoro di numerosi viniviticoltori che producono un “nettare” che ha il sapore della storia e della terra del Vulcano Roccamonfina.