Testo e foto di Roberto Fratta

Escursione a Monte Maggiore | Tra natura, sport e storia

I Monti Trebulani, detti anche Colli Caprensi (dalla vetta del Monte Capraio), rappresentano un massiccio montuoso situato in pieno territorio casertano, distaccato dall’Appennino campano e nel cuore del Medio Volturno. Ben posizionati tra i Monti del Matese e il Mar Tirreno, il loro crinale appare molto sottile e strapiombante, caratteristiche che rendono queste montagne una destinazione affascinante e molto ricercata dagli appassionati di escursionismo.

Dopo aver esplorato in lungo e in largo, nel corso degli ultimi anni, i numerosi sentieri del Massiccio del Matese mi affaccio anche io nella valle del Volturno e decido finalmente di partire all’esplorazione del Monte Maggiore e dei suoi eremi.

Febbraio 2020

La primavera è quasi alle porte. L’inverno quest’anno è trascorso in maniera alquanto anomala: privo di neve e con temperature inusuali rispetto al periodo, più alte del previsto. La giornata è all’insegna del bel tempo e, come al solito, la mia sveglia suona prestissimo. Si va! Il sentiero scelto per la salita è il “Fosso della Neve” con partenza da Pietramelara, un percorso antico praticato dai monaci già nel Medioevo. In compagnia di Angelo, immancabile compagno di escursioni, giungo all’imbocco del sentiero.

Siamo già a 547 metri di altitudine e l’orologio segna le 7.30. La segnaletica incisa sul legno è ben definita; fin dalla partenza ci fa capire che siamo sulla strada giusta. Ci inoltriamo nel bosco dove i timidi bucaneve si fanno spazio tra le foglie che ricoprono i gradoni in legno, costruiti negli anni passati, che rendono la prima parte della salita molto agevole. Alcune croci in ferro battuto richiamano la nostra attenzione. Ne contiamo circa 10 lungo il cammino, a ulteriore conferma che stiamo percorrendo un’antica strada di pellegrinaggio al termine della quale troviamo il primo obiettivo della giornata: l’eremo di “Fradejanne”.

È una piccola ma significativa chiesetta posta su uno spigolo di roccia sporgente, a quota 900 metri, come a sorvegliare la sottostante valle. Il Matese è lì, dirimpettaio imponente e protagonista del vasto paesaggio che si stende sotto il nostro sguardo; distinguiamo anche i monti San Nicola e Caievola e, poco distante, il Monte Melito, parte integrante dei Trebulani.

Una breve sosta con qualche foto è d’obbligo: il fitto bosco molla la presa e lascia intravedere a sprazzi il panorama che fino a ora ci aveva nascosto. Una volta ripreso il cammino, scorgiamo in lontananza lo sperone di Pizzo San Salvatore. La sua cresta spoglia e a strapiombo aumenta in noi la voglia di raggiungerlo! C’è ancora tanto cammino da fare; il sentiero prosegue con saliscendi che si susseguono e proseguono per diverse centinaia di metri e, poco prima del “bivio”, costeggiamo una grande roccia utilizzata per l’arrampicata sportiva, sulla quale riconosciamo subito almeno quattro “vie di risalita” della parete… molto carina.

La deviazione per la cresta finale non si lascia notare facilmente ma, con un po’ di attenzione, notiamo un “fuori-sentiero” che si impenna tra piccole rocce e la boscaglia. A partire da questo punto il percorso diventa più difficoltoso ed è consigliabile a chi ha una buona esperienza di escursionismo.
Respiro controllato e passo sicuro, insieme alla consapevolezza della difficoltà che si sta per affrontare, sono fondamentali per svolgere questo tratto in sicurezza. I tratti più difficili non si fanno attendere, nonostante ciò ci muoviamo con dimestichezza tra le rocce, spesso usando anche le mani. I segnali di colore giallo e rosso che troviamo lungo la cresta ci sono di grande aiuto. Qualche albero qua e là, “placche” di rocce e passaggi strettissimi e obbligati ci conducono all’anticima del pizzo, ovvero Cima Martino, a 1.020 metri. Si prosegue. L’obiettivo non è lontano.
Dopo circa due ore di cammino finalmente siamo in vetta: Pizzo San Salvatore è conquistato. Siamo a 1.037 metri di quota. Il panorama è bellissimo, una visuale a 360 gradi che spazia dalla valle telesina al Golfo di Gaeta e guarda la valle del Volturno fino al Golfo di Napoli con le sue isole maggiori. Il Sole è alto e riflette nel mare; sembra di poterlo toccare con mano. Ci godiamo il paesaggio e dopo uno spuntino in tranquillità riprendiamo la via del ritorno.

L’escursione, però, non è terminata; la giornata è lunga e abbiamo ancora tante altre ore di luce a disposizione. Restano da visitare l’eremo di San Salvatore e la grotta di San Michele nel territorio del piccolissimo borgo “fantasma” di Croce, quindi nel versante occidentale del massiccio trebulano. Giunti al bivio in cui ci eravamo staccati dal sentiero, proseguiamo lungo l’agevole e invitante stradina in discesa che ci conduce al santuario di San Salvatore, un tempo monastero benedettino.
È una meta molto suggestiva data la sua collocazione, alla quota di 850 metri. Il monastero risale all’anno Mille, ben tenuto e ricco di storia; la percezione del culto religioso è immediata, il silenzio regna sovrano. La porta d’ingresso in legno, recentemente restaurata, è aperta per chi desidera visitare il luogo o, semplicemente, recitare una preghiera. A ridosso dell’eremo sporge un’imponente roccia, nota anche come “il Buddha” per la sua caratteristica forma, divenuta nel tempo sito di arrampicata sportiva e luogo di ritrovo di molti appassionati. Conclusa la visita al monastero ci attende l’ultima tappa: la grotta di San Michele. Il percorso continua in discesa, proseguiamo.

Dopo qualche tornante si incrocia un cartello che devia nettamente nel bosco fitto: è lui, il sentiero che ci accompagna tra enormi rocce calcaree, “scavernamenti” e buchi in parete: siamo nel posto giusto! L’ingresso della grotta è qui, dietro l’angolo: una caverna naturale consacrata al Santo Arcangelo Michele. Il caratteristico stillicidio la rende umida e un po’ scivolosa ma allo stesso tempo molto suggestiva e colorata mentre qualche lume e un bouquet di fiori segnalano la sporadica frequentazione dell’uomo. Anche l‘ultima meta della nostra escursione è stata raggiunta!

A questo punto prendiamo la via del rientro, riconquistando il cammino verso l’eremo di Fradejanne.
Mentre ritorniamo a Fosso della Neve facciamo un resoconto della giornata; siamo in perfetto orario e molto soddisfatti del giro effettuato. Tra una chiacchiera e l’altra, eccoci di nuovo al punto di partenza.
Che dire, il Monte Maggiore è un complesso tutto da esplorare. Su entrambi i versanti si contano decine di sentieri, per la maggior parte molto agevoli e accessibili, che regalano belle emozioni dal punto di vista panoramico (dato i suoi numerosi affacci), la possibilità di praticare attività sportive (grazie alla presenza di importanti pareti di arrampicata) e il fascino del suo patrimonio culturale rappresentato da siti dalla storia millenaria.

Informazioni utili

Durata: 4 ore escluso le soste
Percorso totale: 10 chilometri
Dislivello: circa 500 metri
Difficoltà: EE (Escursionisti esperti)