di Francesco Ferrini

«Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e…se ne parla» Edoardo VII Re inglese (1841 – 1910)

A molti di noi sarà certamente capitato, durante un pranzo in qualche locale, di essere stati i protagonisti o di assistere a un episodio simile: si ordina il piatto desiderato e dalla carta dei vini si sceglie una bottiglia.
Assaporato il primo sorso, si esclama: “Ottimo! Quasi quasi acquisto qualche bottiglia da portare a casa”.
Così, a fine serata, si esce dal locale con una bottiglia da condividere con gli amici in qualche occasione speciale. È una scena abbastanza comune, che accade almeno una volta nella vita, e non solo agli appassionati del buon vino. Detto ciò… arriva la domanda: Quanti di voi riescono a trasformare un semplice sorso in un momento di vero piacere e di divertimento?
Quando siete davanti a un calice di vino, regalatevi qualche minuto “di concentrazione” e provate a leggere tutto ciò che può davvero “raccontarvi”.
Sarà sufficiente imparare a riconoscere quei piccoli particolari capaci di svelarvi la lunga storia che c’è dietro ogni assaggio.
Sia chiaro! La degustazione è un’arte, e come tale non può essere improvvisata, anzi richiede l’aiuto di una guida o di conoscenze che si possono acquisire grazie ai diversi corsi specialistici di vario livello.
Tutti, con un po’ di attenzione e interesse, possono appendere le nozioni fondamentali e imparare a fare una corretta degustazione.
Nel frattempo gli esperti corrono in nostro aiuto e, senza scendere in particolari tecnici, ci rivelano qualche utile suggerimento per imparare ad “ascoltare” un calice di vino, trasformando
ogni assaggio in un momento speciale e prezioso.
Come? Il segreto è racchiuso in questi pochi e semplici passaggi: osservare, odorare e gustare.

Fase 1: osservate il colore del vino

Il calice di vino va riempito solo per un terzo della sua capacità. A questo punto sollevatelo, inclinatelo leggermente e osservatene attentamente il colore (che dipende dal tempo di macerazione).
Durante questa fase di lavorazione, la polpa chiara degli acini, a contatto con le vinacce e la buccia, comincia a colorarsi.
Più il tempo di macerazione sarà lungo più il colore sarà intenso. Inoltre, nella buccia troviamo i polifenoli, sostanze che si sviluppano proprio grazie alla luce solare e che contribuiscono a caratterizzare il colore del vino.
Se il vitigno è allevato in un territorio ben soleggiato e con temperature medie elevate, abbiamo una buccia dal colore più carico rispetto a quello dei grappoli di vigneti situati in zone meno esposte.

Fase 2: fate lacrimare il vino

Fate roteare lentamente il vino nel bicchiere. Noterete un sottile strato di liquido che rimane aderente alle pareti e pian piano formare degli archetti (in francese sono dette “lacrime”, in inglese “gambe” e in tedesco “finestre di chiesa”).
Più gli archetti sono stretti più il vino è alcolico e strutturato.

Fase 3: scoprite il bouquet

Quando si fa roteare il calice di vino si liberano delle sostanze molto leggere ed è possibile sentirne il bouquet, cioè l’insieme dei profumi.
In realtà parliamo di diversi composti chimici che i sommelier identificano con le profumazioni presenti in natura (fruttato, mielato, etereo, legnoso etc.).
Un naso più allenato riesce a percepire, sin da subito, l’aroma delle sostanze più leggere (che evaporano prima), poi via via quelle più pesanti.
Come avviene per il colore, anche il profumo rivela le caratteristiche del ruolo dove viene allevato il vitigno.
Sicuramente condizioni sane e una buona esposizione solare del terreno favoriscono un maggiore sviluppo di quelle sostanze che sono alla base del bouquet.
Non dimentichiamo, infine, l’età del vino. Indubbiamente i vini invecchiati hanno un sentore più accentuato.

Fase 4: passate all’assaggio

Sorseggiate lentamente il vino.
Provate a percepirne la consistenza, da liquida a viscosa.
Prestate attenzione alla percezione di calore data dalla presenza di alcool oltre che dalla stessa temperatura del vino servito.
Se provate una sensazione i secchezza, sappiate che dipende dai tannini, che reagiscono con alcune sostanze presenti in bocca, riducendo la salivazione.
Potrete avvertire, infine, a seconda della tipologia del vino, il senso della durezza (l’acidità), l’amarezza, la morbidezza (la dolcezza) e la sapidità.
Per darvi solo un’altra “dritta”: un vino dal sapore acido proviene generalmente da vitigni allevati in territori dal clima freddo.
Un sapore fruttato rivela la provenienza da un territorio dal clima più caldo. Come vedete, in ogni calice di vino c’è molto da leggere: una grande storia, un vitigno coltivato in un preciso territorio
e il sapere dell’uomo, un artista della natura, capace di trasferire l’essenza stessa della terra in un prelibato succo.
Quando avrete l’opportunità di gustare un piatto tipico del Medio Volturno, affidatevi sempre alle parole di un esperto che vi saprà consigliare uno degli ottimi vini locali, in modo da creare il migliore degli abbinamenti.
Quindi ricordate: osservate il colore, guardate la forma degli archetti, sentite il profumo e assaporate le intense emozioni che vi regalano i primi piccoli sorsi.
In questo modo non berrete semplicemente un bicchiere di vino, ma riuscirete a scoprire la bellezza e la grande qualità del territorio da cui proviene.