Le Salicelle… cuore naturalistico del Medio Volturno

Sist

 

A cura di Giovanni Capobianco

foto di Alessandro Santulli e Giovanni Capobianco

 

 

Il fiume Volturno è il corso d’acqua più importante del Centro Sud Italia che nascendo nel territorio del comune di Rocchetta a Volturno si snoda in un percorso meandriforme tra le province di Isernia e Caserta. Lungo il suo percorso, viene incastonato tra le pendici Nord del gruppo del monte Tifata e le colline dei Monti Trebulani fino alla strettoia di Triflisco: siamo in Medio Volturno.

Nel corso degli anni, il fiume ha subito trasformazioni strutturali: piene, esondazioni, erosione, hanno fatto si che la sua sinuosità si modificasse. Infatti prima che i consorzi di bacino costruissero dighe e paratoie lungo il suo corso, spesso i campi adiacenti le sponde venivano allagati durante il periodo delle piogge, mentre durante l’estate, difficile era l’utilizzazione dell’acqua in ambito irriguo.

Nella zona Lagnone, a monte del famoso “Ponte di Annibale”, l’azione erosiva delle acque del Volturno ha creato una falla nel suo argine sinistro, allagando campi e formando una zona umida molto suggestiva. Grandi salici, insieme ai pioppi, affondano le proprie radici nei terreni allagati, affinché mantengano salde le sponde del piccolo bacino. Un folto canneto caratterizza l’area, a formare un mosaico con tonalità dal marrone al verde.

È qui che, dagli anni 2000, l’Amministrazione Provinciale di Caserta ha ritenuto opportuno istituire un’Oasi di Protezione della fauna selvatica, al fine di proteggere la biodiversità insita in quei luoghi, affidandola alle “ali” della Lipu Caserta.

Quest’area è influenzata soprattutto dalla diga ENEL del “Ponte Annibale” che si trova poco più a valle. Durante gran parte dell’anno, le paratoie della diga sono abbassate, consentendo al corso del Volturno di poter innalzare il suo livello di circa 8 metri, allagando così parte dei terreni circostanti, creando così, una zona umida di 125 ettari.

La vegetazione presente è tipicamente ripariale, con Cannuccia di palude e Tifa. L’area è occupata anche dal caratteristico Poligono anfibio che spesso colora lo specchio d’acqua. Tra le specie arboree sono presenti il Salice rosso, il Salice bianco ed il Pioppo. La vegetazione ripariale è contornata da una fascia a coltivi: aree destinate alla produzione di foraggio sono intervallate da colture di ortaggi, tabacco, mais, vigneti ed essenze da frutto. In questo contesto innumerevoli sono le specie animali che trovano ristoro, dimora e luogo d’interesse. Le specie più interessanti sono sicuramente gli uccelli in quanto l’area costituisce una zona fondamentale per la rotta migratoria. È facile imbattersi in molti migratori che solcano i cieli alla ricerca di nutrimento: rapaci come il Nibbio bruno, il Falco pescatore, il Lodolaio che con i loro possenti artigli tagliano l’aria in cerca di prede da afferrare.

Sicuramente i migratori più entusiasmanti possono essere le Gru che, con le loro formazioni a “V”, attraversano i cieli delle pianure campane nel periodo di marzo e aprile, per poi raggiungere i loro luoghi di nidificazione su in Nord Europa.

Tra le specie nidificanti risultano presenti: l’Averla capirossa, i coloratissimi Gruccioni, che costruiscono le proprie colonie a ridosso delle anse sabbiose del Volturno, Svassi maggiori. Le Poiane e i Gheppi perlustrano quotidianamente le aree pianeggianti alla ricerca dei piccoli mammiferi e cavallette di cui si nutrono: non di rado, passeggiando per i sentieri, è facile incontrare volpi che attraversano i campi seminativi.

Tra i piccoli stagni, trovano riparo molti anfibi: durante le sere di tarda primavera-estate, è facile ascoltare il gracidare delle Raganelle, oppure il goffo verso dei Rospi. Quest’ultimi rappresentano prede ideali dei trampolieri più comuni: l’Airone cenerino e le Garzette, che controllano le pozze ricche di anfibi e pesci, e, come dei perfetti tiratori scelti, utilizzano i loro becchi a pugnale per scoccare il colpo vincente, predando il malcapitato.

Sebbene rappresenti un luogo suggestivo dal punto di vista naturalistico, l’oasi è spesso teatro di sversamenti illeciti e sfruttamento delle risorse naturali… nonostante il lavoro volontario delle associazioni coinvolte nella salvaguardia. Ci auspichiamo che questo testo serva a valorizzare ancor di più tutta l’area de Le Salicelle e a far capire quanto importanti siano questi luoghi, sia da un punto di vista conservazionistico, sia per la fruizione turistica, che può essere il volano di una zona che subisce troppo spesso mortificazioni, ma che cela ricchezze di inestimabile valore.

ACCESSI

Provenendo da Caserta o da Capua e percorrendo la S.P. 336 ex S.S. Sannitica 87 verso Caiazzo, al km 35 si intravede una stradina sterrata sulla sinistra, all’altezza di un casolare diroccato: La Masseria Conte Mauro. La si imbocca tirando dritto fra i campi coltivati fino a giungere in uno spiazzo: località Salicelle, da dove, con un buon binocolo, si possono fare interessanti osservazioni.

L’altro ingresso si trova poco più avanti, sempre sulla sinistra della stessa strada, quasi di fronte alla palazzetto dello sport di Castel Morrone. La si imbocca e si tiene sempre la sinistra finché non si giunge in un punto dove il fiume si vede sia sulla destra che sulla sinistra. Qui infatti si trova il punto più stretto del sentiero che porterà in località Lagnone.